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erano incaricati di scavare delle gallerie sotterranee per dissotterrare i metalli preziosi e lavorarli sotto terra. Questi piccoli minatori si vestivano in modo buffo, con dei berretti rossi imbottiti di erba per proteggersi dagli urti e abiti dai colori vivaci per essere facilmente individuabili in caso di frane. Il loro ruolo era così radicato nella tradizione popolare che alcuni metalli hanno dei tipici nomi da nani: Nickel (Nicola), Wolframio, Cobalto (Kobold). Richard Wagner affidò loro un ruolo nell'Oro del Reno e nel Sigfrido. Essendo a contatto con le potenze degli inferi, questi pigmei furono rapidamente considerati come il simbolo delle forze occulte, dell'ingegnosità e della conoscenza dei tesori nascosti. Per esorcizzare gli influssi malefici di cui questi esseri ambigui erano portatori, le compagnie che gestivano le miniere fecero confezionare delle statuette con la loro effige che, esportate, conobbero un successo immediato. Se ne trovano tracce in Germania dove si segnala la prima apparizione «ufficiale» di un nano a giardino nel 1460 nel castello di Weikersheim in Baviera. Qualche anno più tardi arrivarono anche in alcune ville rinascimentali in Italia e uno di loro fu utilizzato per ornare l'ingresso dei giardini di Villa Boboli a Firenze. Nella metà del XV secolo i nani assumono quindi un altro aspetto. Uscendo dall'ombra e dalle viscere della terra diventano delle statue ornamentali attorno alle quali si sviluppa una attività di produzione artigianale. Nell'800, in Germania, questa produzione cresce notevolmente. Nel 1880 nasce la prima fabbrica tedesca di produzione i nani.
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